Autodeterminazione e comunicazione: dall’accessibilità individuale all’accessibilità reciproca

Il diritto di autodeterminarsi comincia dalla possibilità di comunicare: quali responsabilità abbiamo quando una persona possiede gli strumenti per esprimere la propria volontà e la collettività non è in grado di comprendere chi la rivendica?

Il dibattito sull’autodeterminazione tende a emergere soprattutto davanti alle decisioni più radicali: accettare o rifiutare un trattamento, scegliere come vivere, stabilire quali condizioni siano compatibili con la propria idea di dignità. L’autodeterminazione, tuttavia, comincia molto prima. Comincia dalla possibilità di dire sì e no, manifestare una preferenza, porre una domanda, correggere l’interpretazione di un altro e cambiare idea.

Se riconosciamo che l’autodeterminazione comprende la possibilità di formare ed esprimere una volontà propria, mi viene una domanda che precede qualsiasi decisione specifica: che cosa significa autodeterminarsi quando l’ambiente non è in grado di comprendere il modo in cui una persona comunica?

Per esempio, per una persona che utilizza la Comunicazione Aumentativa e Alternativa, questa possibilità dipende dal possesso di uno strumento appropriato, ma anche dall’esistenza di interlocutori capaci di utilizzarlo, ambienti nei quali il sistema comunicativo trovi applicazione, risorse che ne permettano la diffusione e tecnologie che non interrompano la continuità della comunicazione ogni volta che cambia il contesto.

La domanda riguarda quindi tutti noi.

Una persona può aver costruito, attraverso un lungo percorso educativo e riabilitativo, un sistema che le permette di formulare pensieri, esprimere preferenze e manifestare dissenso. Se ogni interlocutore sconosciuto, ogni servizio o ogni nuovo ambiente richiede che qualcuno traduca, adatti o ricostruisca da capo le condizioni necessarie per comprenderla, l’autonomia acquisita rischia di rimanere confinata ai luoghi nei quali quelle condizioni sono già presenti.

L’impossibilità di comprendere una volontà non dimostra che quella volontà sia assente. Può rivelare, invece, l’inadeguatezza dei mezzi attraverso i quali cerchiamo di conoscerla.

La ricerca sulla Comunicazione Aumentativa e Alternativa riconosce esplicitamente il peso delle barriere sociali. In un lavoro pubblicato nel 2025, Janice Light e colleghi hanno integrato le esperienze delle persone che necessitano o utilizzano la CAA con i risultati della ricerca sulle barriere legate a politiche, pratiche organizzative, atteggiamenti, conoscenze, competenze e tecnologie. Gli autori osservano come una parte considerevole della ricerca si sia concentrata sugli interventi rivolti alla persona, dedicando relativamente meno attenzione alle trasformazioni necessarie negli interlocutori e nella società.
tandfonline.com

La questione che intendo affrontare nasce qui. La CAA, la formazione degli interlocutori, la segnaletica simbolica, le condizioni di licenza dei repertori grafici e l’interoperabilità delle tecnologie, comprese le nuove possibilità offerte dall’intelligenza artificiale, possono apparire cinque questioni separate. Diventano invece parti di un unico ragionamento quando ci chiediamo quali condizioni materiali permettano a una persona di esercitare effettivamente la propria volontà.

La comunicazione come caratteristica della relazione e dell’ambiente

Per affrontare questa questione è necessario distinguere la CAA dagli strumenti che possono essere impiegati al suo interno.

La Comunicazione Aumentativa e Alternativa comprende strategie, modalità e strumenti che integrano o sostituiscono altre forme di comunicazione quando queste non sono sufficienti a soddisfare i bisogni della persona. Può utilizzare gesti, espressioni, scrittura, tabelle alfabetiche, simboli grafici, dispositivi elettronici e software personalizzati. Le modalità possono essere combinate e cambiare in funzione della persona, degli interlocutori e del contesto.
asha.org

I sistemi simbolici costituiscono una delle risorse disponibili: organizzano rappresentazioni grafiche associate a parole e concetti che, all’interno di strumenti adeguatamente progettati, possono supportare anche la costruzione di messaggi articolati.

La segnaletica simbolica svolge una funzione differente: impiega pittogrammi o altri simboli per facilitare il riconoscimento di luoghi, servizi e informazioni negli ambienti. Può utilizzare repertori impiegati anche nella CAA, ma non coincide con essa.

Un comunicatore personale può permettere a una persona di raccontare un’esperienza, formulare una domanda o esprimere una posizione complessa. Un cartello che identifica il reparto di un supermercato facilita invece l’orientamento attraverso un’informazione riconoscibile. Entrambi possono contribuire alla partecipazione, ma rispondono a funzioni comunicative differenti.

La semplice presenza di un’immagine non garantisce automaticamente la comprensione. Occorre considerare le caratteristiche delle persone che utilizzeranno il sistema, il significato dei simboli, la familiarità acquisita e il contesto nel quale vengono presentati.

La distinzione ha una conseguenza progettuale: non esiste “la CAA” come un’unica lingua che tutta la collettività potrebbe imparare una volta per tutte. Esistono modalità, repertori, dispositivi e configurazioni differenti, spesso personalizzati. L’accessibilità richiede perciò soluzioni capaci di adattarsi alle persone, anziché presupporre che tutti utilizzino lo stesso sistema.

Che cosa intendo per accessibilità reciproca

In questo articolo propongo l’espressione accessibilità reciproca come cornice interpretativa, non come categoria tecnica già formalizzata nella letteratura scientifica.

L’espressione serve a spostare l’attenzione dal solo accesso individuale allo strumento alla possibilità di realizzare l’intero scambio comunicativo: formulare un messaggio, riceverlo, comprenderlo, rispondere e consentire alla persona di confermare o correggere il significato attribuito alle sue parole.

Reciprocità, in questo contesto, non significa simmetria delle responsabilità.

Una persona che incontra barriere comunicative non dovrebbe essere chiamata a compensare anche tutte le carenze dell’ambiente, procurandosi autonomamente materiali, formando ogni interlocutore o adattando continuamente il proprio sistema alle preferenze della maggioranza.

La responsabilità riguarda anche chi progetta e gestisce servizi, luoghi e tecnologie. L’intervento individuale rimane indispensabile, perché strumenti, vocabolario e modalità di accesso devono considerare bisogni e preferenze della persona. Diventa insufficiente quando l’ambiente rimane invariato e la comunicazione può avvenire soltanto all’interno di una cerchia ristretta di interlocutori già preparati.

Un servizio può quindi riconoscere formalmente il diritto a comunicare e continuare a non disporre delle condizioni necessarie per comprendere chi esercita quel diritto.

Il passaggio dall’accessibilità individuale all’accessibilità reciproca consiste nell’includere queste condizioni nella progettazione del servizio, anziché considerarle un problema personale da risolvere prima di accedervi.

Quando l’accessibilità incontra la proprietà intellettuale

La riflessione è nata da un problema progettuale concreto.

Durante la preparazione di un progetto per la vita compartecipata, che prevede anche l’introduzione di simboli grafici nella segnaletica urbana, è emersa la necessità di verificarne le condizioni di utilizzo: occorre ottenere un’autorizzazione? Sono previsti costi per riprodurre i simboli? Chi può distribuirli e in quali contesti?

Una questione apparentemente riconducibile a un normale adempimento relativo al diritto d’autore ha aperto un interrogativo più ampio: che cosa accade quando uno strumento progettato per facilitare la comunicazione incontra condizioni che ne regolano la diffusione negli ambienti condivisi?

Il caso dei simboli Widgit permette di osservare concretamente il problema.

In Italia, Auxilia pubblica condizioni differenti per diversi utilizzi dei simboli Widgit. Determinati scambi fra soggetti già provvisti di licenza e alcuni impieghi interni a strutture scolastiche o riabilitative autorizzate non richiedono ulteriori permessi. La diffusione pubblica dei materiali, l’editoria, la segnaletica in luoghi privati e altri utilizzi seguono invece condizioni specifiche, che possono comprendere autorizzazioni e oneri economici.
auxilia.it

Per la segnaletica di determinati spazi pubblici, fra cui municipi, scuole, ospedali, musei e biblioteche, è previsto un regime agevolato: l’utilizzo può avvenire senza oneri di diritto d’autore, ma occorre presentare il progetto, ricevere conferma e ottenere un codice autorizzativo. Auxilia dichiara inoltre la disponibilità a concedere condizioni gratuite o economicamente contenute per molte iniziative non commerciali su piccola scala, previa valutazione.
auxilia.it

Queste agevolazioni sono concrete e devono essere riconosciute come tali. Nel progetto che ha originato questa riflessione non è stato ancora accertato quale regime sia applicabile, né se sia dovuto un corrispettivo.

La questione che mi interessa, tuttavia, supera il singolo progetto e il singolo produttore: in quali condizioni una risorsa comunicativa può essere adottata dagli ambienti nei quali la persona ha bisogno di utilizzarla?

Lo sviluppo di un repertorio simbolico comporta investimenti, competenze professionali, aggiornamenti e localizzazione linguistica. La tutela della proprietà intellettuale risponde anche all’esigenza di sostenere queste attività.

La disponibilità teorica di repertori alternativi, però, non garantisce automaticamente l’equivalenza comunicativa. Cambiare simbologia può richiedere nuovi apprendimenti, modifiche al vocabolario e ricostruzione di personalizzazioni consolidate. Il valore di un sistema comprende anche il patrimonio comunicativo costruito dalla persona nel tempo.

La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità offre riferimenti pertinenti. L’articolo 21 prevede la disponibilità di informazioni pubbliche in formati accessibili senza costi aggiuntivi per le persone con disabilità, l’accettazione e la facilitazione della CAA nelle interazioni ufficiali e la promozione dell’accessibilità dei servizi offerti dai privati al pubblico. L’articolo 30, paragrafo 3, impegna gli Stati a evitare che le norme sulla proprietà intellettuale costituiscano ostacoli irragionevoli o discriminatori all’accesso ai materiali culturali.
United Nations Enable

Queste disposizioni non attribuiscono automaticamente a chiunque il diritto di utilizzare gratuitamente qualsiasi repertorio commerciale. Anche l’articolo 71-bis della legge italiana sul diritto d’autore disciplina eccezioni riferite a specifici beneficiari, utilizzi e condizioni: non rappresenta un’autorizzazione generale a riprodurre e distribuire liberamente ogni risorsa simbolica.
Normattiva; def.giustiziatributaria.gov.it

Il quadro normativo offre piuttosto un criterio per interrogarsi sull’adeguatezza delle soluzioni esistenti e sulle loro conseguenze.

Garantire gratuitamente uno strumento alla persona costituisce un intervento essenziale, ma lascia aperta la questione delle condizioni alle quali gli altri soggetti possono adottarlo. Se il sistema comunicativo è accessibile soltanto all’utilizzatore finale, mentre la sua presenza nella scuola, nell’editoria e negli spazi condivisi dipende da procedure e accordi separati, una parte significativa del lavoro necessario a rendere possibile la comunicazione rischia di ricadere sulle famiglie, sulle iniziative volontarie e sulla disponibilità dei singoli operatori.

L’accessibilità reciproca richiede di allargare la valutazione dal costo dell’ausilio individuale alle condizioni necessarie affinché quel sistema possa essere utilizzato anche dagli interlocutori e negli ambienti condivisi.

La formazione degli interlocutori: chi deve imparare a comunicare

La possibilità di utilizzare efficacemente la CAA dipende anche dalle competenze di chi partecipa allo scambio.

Una persona può disporre di un comunicatore evoluto e incontrare comunque difficoltà nelle conversazioni quotidiane se gli interlocutori non rispettano i tempi necessari a comporre un messaggio, non conoscono le modalità di accesso al dispositivo o interpretano arbitrariamente una risposta incompleta. La presenza dello strumento, in queste circostanze, non elimina la barriera relazionale.

Una metanalisi pubblicata nel 2015 da Jennifer Kent-Walsh e colleghi, basata su 17 studi sperimentali a caso singolo e 53 partecipanti, ha rilevato effetti positivi della formazione dei partner comunicativi. Le evidenze disponibili riguardavano prevalentemente persone di età inferiore ai dodici anni, molte delle quali con autismo o disabilità intellettive e dello sviluppo; la generalizzazione ad altre popolazioni e contesti richiede pertanto cautela.
pubmed.ncbi.nlm.nih.gov

La formazione comprende competenze che vanno oltre la conoscenza dei pittogrammi: rispettare i tempi di risposta, creare opportunità comunicative, utilizzare correttamente i dispositivi, riconoscere i tentativi di partecipazione e consentire alla persona di chiarire o correggere il proprio messaggio.

Richiede inoltre attenzione al confine tra facilitare la comunicazione e sostituirsi a chi la produce.

Comprendere il significato di un’espressione non equivale a decidere quale significato avrebbe dovuto avere, soprattutto quando il messaggio riguarda opinioni, preferenze o decisioni personali.

La dimensione è relazionale, ma anche organizzativa. Un interlocutore può essere disponibile ad apprendere senza avere accesso al software o al vocabolario necessario; un insegnante può essere formato senza disporre dei materiali utilizzati dallo studente; una struttura sanitaria può riconoscere formalmente il diritto alla comunicazione senza aver previsto strumenti attraverso i quali il paziente possa esprimere domande, consenso o dissenso.

Un’organizzazione che intenda garantire accessibilità dovrebbe quindi interrogarsi sulle condizioni necessarie per comunicare con le persone che accedono ai propri servizi, prevedendo risorse, procedure e competenze adeguate.

Questo non significa imporre a tutti l’apprendimento integrale di ogni repertorio simbolico, né presupporre che un’unica soluzione soddisfi bisogni differenti. Significa evitare che l’accesso alla comunicazione venga trattato come un problema che la persona deve risolvere autonomamente prima di poter entrare in relazione con la società.

La prospettiva ha conseguenze economiche concrete. Il costo dell’accessibilità comprende gli ausili individuali, ma anche la formazione degli interlocutori, la predisposizione dei materiali, la disponibilità dei sistemi nei diversi ambienti e la continuità del loro utilizzo.

Una politica che finanzi esclusivamente lo strumento personale può soddisfare una parte del bisogno, lasciando scoperte le condizioni che ne consentono l’impiego nella vita quotidiana.

La valutazione dell’efficacia dovrebbe pertanto considerare anche le opportunità di comunicazione effettivamente disponibili, coinvolgendo direttamente le persone interessate nella definizione delle priorità.

Interoperabilità: la continuità della comunicazione non dovrebbe dipendere da un dispositivo

Una persona può aver costruito nel tempo un vocabolario personalizzato e incontrare difficoltà quando deve cambiare dispositivo, software o sistema simbolico, soprattutto se non è possibile conservare l’organizzazione dei contenuti, le associazioni linguistiche e le modalità di accesso.

La possibilità di trasferire il proprio sistema da una piattaforma all’altra assume quindi un valore che supera la semplice convenienza tecnologica: riguarda la continuità di un patrimonio comunicativo personale.

Esistono già iniziative orientate a questa esigenza. Open Board Format, sviluppato nell’ambito del progetto OpenAAC, definisce un formato aperto per rappresentare e scambiare tabelle comunicative e insiemi di tabelle tra applicazioni compatibili. Il formato è documentato e prevede anche la possibilità di includere informazioni relative alle risorse utilizzate e alle rispettive licenze.
openboardformat.org

La possibilità tecnica di trasferire una tabella non garantisce, da sola, una migrazione completa. Occorre verificare che i programmi adottino effettivamente il formato, che siano preservate le funzioni necessarie alla persona e che le licenze consentano di trasferire e utilizzare anche i materiali grafici inclusi.

Il principio, tuttavia, è significativo: la continuità della comunicazione può essere affrontata attraverso specifiche condivise, anziché dipendere esclusivamente da accordi individuali tra produttori.

Un modello differente di diffusione delle risorse è offerto da ARASAAC, il sistema pittografico sviluppato con il sostegno del Governo dell’Aragona. I pittogrammi sono distribuiti con licenza Creative Commons BY-NC-SA, che permette numerosi impieghi con obblighi di attribuzione, condivisione delle opere derivate alle medesime condizioni ed esclusione degli utilizzi commerciali dalla licenza generale.
antiguo.arasaac.org

La disponibilità gratuita non coincide, quindi, con l’assenza di vincoli. Consente però molteplici attività di produzione e condivisione senza richiedere un’autorizzazione individuale per ogni utilizzo che rispetti le condizioni previste.

La presenza di più repertori rende inoltre necessario considerare la familiarità acquisita dagli utilizzatori. Uno standard comune per trasferire informazioni non comporta necessariamente l’adozione di simboli identici da parte di tutti, né sarebbe opportuno imporre una sostituzione indiscriminata dei sistemi già appresi.

L’interoperabilità dovrebbe permettere di conservare le personalizzazioni individuali e facilitare l’incontro tra modalità differenti, senza trasformarsi in un’ulteriore richiesta di adattamento rivolta alla persona.

Editoria e intelligenza artificiale: chi rimane autore del messaggio?

L’intelligenza artificiale potrebbe contribuire a estendere l’accessibilità a contenuti e situazioni che oggi richiedono interventi specifici. Per valutarne il contributo occorre però distinguere le funzionalità già disponibili nei software CAA dalle possibilità ancora da sviluppare o validare.

I sistemi esistenti consentono da tempo di associare testo e simboli, costruire messaggi articolati e utilizzare rappresentazioni di informazioni grammaticali. Presentare ogni conversione testo-simbolo come un’innovazione dell’intelligenza artificiale significherebbe ignorare una parte importante dell’evoluzione tecnologica della CAA.

Le prospettive più interessanti riguardano piuttosto l’adattamento di contenuti complessi, la personalizzazione delle interazioni e l’integrazione delle risorse comunicative in ambienti digitali che non sono stati originariamente progettati per utilizzarle.

L’editoria: adattare un’opera significa comprenderne la struttura

La conversione in simboli di un libro illustrato già progettato e impaginato richiede di riconoscere la struttura del documento, distinguere testo e immagini, comprendere le relazioni fra gli elementi narrativi e riorganizzare le pagine senza compromettere il significato e l’identità dell’opera.

Strumenti di analisi documentale e intelligenza artificiale potrebbero supportare alcune di queste operazioni, individuando blocchi di contenuto e proponendo versioni simbolizzate da sottoporre alla verifica di professionisti e utilizzatori.

La possibilità di automatizzare parte del processo non garantisce tuttavia la fedeltà al significato originale, l’appropriatezza dei simboli o la comprensibilità della nuova impaginazione.

Non disponiamo di evidenze sufficienti per considerare già risolta la conversione affidabile e generalizzata di qualsiasi pubblicazione illustrata in un formato CAA. Rimangono inoltre le questioni relative ai diritti sull’opera originale e sulle risorse simboliche impiegate, che non vengono superate dalla semplice disponibilità della tecnologia.

Le conversazioni: velocità e autenticità non sono la stessa cosa

Un secondo ambito riguarda la partecipazione alle conversazioni spontanee.

Le persone che utilizzano la CAA possono incontrare difficoltà a mantenere il ritmo di uno scambio, specialmente quando limitazioni motorie o specifiche modalità di accesso al dispositivo aumentano il tempo necessario per comporre un messaggio.

Sistemi capaci di adattarsi alle caratteristiche individuali e proporre suggerimenti personalizzati potrebbero facilitare alcune interazioni.

L’impiego dei modelli linguistici introduce però una questione etica particolarmente delicata: il sistema potrebbe completare una frase attribuendo alla persona significati che non aveva intenzione di esprimere.

Un articolo pubblicato nel 2025 sul Journal of Enabling Technologies da Griffiths e colleghi affronta proprio il problema dell’autorialità autentica nei comunicatori che integrano modelli linguistici. Gli autori riconoscono i potenziali benefici di queste tecnologie, ma richiamano i rischi di attribuire all’utilizzatore contenuti generati dal sistema e la necessità di considerare la comunicazione nella sua dimensione relazionale, anziché ridurla alla produzione automatica di frasi.
ScienceDirect

La possibilità di suggerire un messaggio non deve essere confusa con quella di interpretare autonomamente la volontà dell’utilizzatore.

Occorre distinguere il contenuto selezionato direttamente dalla persona da quello proposto dalla tecnologia e prevedere modalità realmente accessibili di conferma, correzione e rifiuto.

La qualità di uno strumento comunicativo non può essere misurata soltanto dalla velocità o dalla fluidità dei messaggi prodotti. Deve comprendere anche il controllo mantenuto da chi comunica sul contenuto che viene attribuito alla sua volontà.

Una tecnologia che rende più veloce la produzione del messaggio, ma ne rende meno verificabile l’autorialità, può risolvere un problema operativo introducendone uno più profondo.

L’accessibilità digitale: conformità e comprensione non coincidono

Il terzo ambito tecnologico riguarda i siti web.

Le Web Content Accessibility Guidelines 2.2 affrontano numerosi aspetti dell’accessibilità digitale, ma non prevedono un obbligo generale di rappresentare tutti i contenuti attraverso sistemi simbolici CAA.

Il W3C riconosce espressamente che anche la conformità al livello più elevato delle linee guida non garantisce l’accessibilità per tutte le persone con disabilità cognitive, linguistiche e dell’apprendimento.
w3.org

Un sito può quindi soddisfare i criteri di conformità applicabili e continuare a presentare difficoltà per una persona che necessita di supporti simbolici per comprendere informazioni, compilare moduli o utilizzare servizi.

Una possibile evoluzione consiste nel consentire all’utente di visualizzare determinati elementi dell’interfaccia attraverso il repertorio simbolico che conosce, senza richiedere a ogni sito di adottare un unico sistema grafico.

Il W3C ha sviluppato a questo scopo WAI-Adapt: Symbols Module, una specifica che permette di associare identificatori semantici agli elementi delle pagine, affinché tecnologie assistive e strumenti di personalizzazione possano rappresentarli attraverso simboli familiari all’utilizzatore. La versione pubblicata il 5 gennaio 2023 è una Candidate Recommendation e il progetto dispone di una bozza editoriale in evoluzione. Si tratta di un’iniziativa tecnica concreta, che non equivale alla disponibilità universale della funzionalità nei siti e nei browser.
w3.org

L’intelligenza artificiale potrebbe contribuire ulteriormente all’adattamento di contenuti non predisposti per la rappresentazione simbolica. Una simile applicazione richiederebbe però verifiche sulla conservazione del significato, sull’affidabilità delle conversioni, sulla protezione dei dati e sulla compatibilità con sistemi differenti.

Soprattutto, dovrebbe poter accedere legittimamente alle risorse linguistiche e grafiche necessarie.

Le prospettive tecnologiche riportano così al problema iniziale. La capacità di sviluppare strumenti sempre più sofisticati non garantisce che possano essere utilizzati e distribuiti nei contesti in cui servono.

L’efficacia dipende anche dai formati, dalle licenze, dalle possibilità di integrazione e dalle condizioni economiche e organizzative che ne permettono la diffusione.

L’accessibilità reciproca richiede di considerare questi elementi come parte del progetto, anziché come problemi successivi da affidare alla capacità dei singoli utilizzatori di trovare una soluzione.

Il diritto di autodeterminarsi e le condizioni per esercitarlo

La questione dell’accessibilità assume il suo significato più profondo quando la comunicazione costituisce il mezzo attraverso il quale una persona esercita i propri diritti e partecipa alle decisioni che la riguardano.

Manifestare una preferenza, comprendere le alternative disponibili, esprimere consenso o dissenso e chiedere chiarimenti richiedono condizioni comunicative adeguate, indipendentemente dalla modalità utilizzata.

L’assenza del linguaggio orale non permette di presumere un’incapacità decisionale. Allo stesso tempo, la disponibilità di un comunicatore non garantisce automaticamente che la volontà della persona possa essere conosciuta e rispettata in ogni ambiente.

Il risultato dipende anche dalla possibilità di accedere alle informazioni, formulare messaggi, ricevere risposte e correggere eventuali interpretazioni errate, senza che altri assumano impropriamente il ruolo di autori della comunicazione.

La Convenzione ONU, all’articolo 12, riconosce alle persone con disabilità la capacità giuridica su base di uguaglianza con gli altri e prevede l’accesso al sostegno eventualmente necessario per esercitarla. Le misure di sostegno devono rispettare i diritti, la volontà e le preferenze individuali e prevedere salvaguardie contro conflitti d’interesse e influenze indebite.
United Nations Enable

Questa prospettiva permette di precisare ulteriormente il problema. La capacità di prendere decisioni, il diritto di farlo e la possibilità di comunicare una decisione non sono concetti identici. Sono però dimensioni che, nella pratica, possono condizionarsi reciprocamente.

Quando l’ambiente non offre modalità adeguate per conoscere e verificare la volontà della persona, la sua partecipazione può essere limitata indipendentemente dalle capacità che possiede.

Un problema di accessibilità comunicativa rischia così di essere interpretato come un limite della persona, anziché come un limite della relazione o dell’ambiente.

La distinzione è decisiva anche perché l’autodeterminazione non coincide con la scelta isolata di fronte a un’alternativa già predisposta da altri. Comprende la possibilità di chiedere informazioni ulteriori, proporre un’opzione diversa, rifiutare quelle disponibili, correggere un equivoco e modificare la propria posizione.

Se il repertorio comunicativo previsto da un servizio consente soltanto di selezionare fra poche risposte, l’interazione potrebbe apparire partecipativa pur non offrendo alla persona la possibilità di esprimere ciò che desidera realmente comunicare.

La partecipazione richiede quindi attenzione non soltanto alla presenza di un canale, ma anche all’ampiezza delle possibilità espressive che quel canale rende disponibili.

È in questa prospettiva che la segnaletica di uno spazio pubblico, la formazione di un insegnante, le condizioni di licenza di una libreria simbolica, l’adattamento di un libro e l’accessibilità di un sito web possono essere ricondotti a una medesima questione.

Ciascuno interviene, in modo differente, sulla possibilità della persona di ricevere informazioni, interagire con gli altri ed esercitare una scelta.

Le condizioni che ne permettono o impediscono l’utilizzo incidono sulle opportunità concrete di partecipazione.

Dall’accessibilità individuale alla responsabilità collettiva

Una prospettiva orientata all’accessibilità reciproca richiederebbe che istituzioni, produttori, professionisti, organizzazioni sociali e persone con disabilità affrontassero congiuntamente la disponibilità degli ausili, la formazione degli interlocutori, la diffusione dei materiali accessibili e l’interoperabilità delle tecnologie.

La sostenibilità economica dei repertori, la tutela della proprietà intellettuale, la libertà di scelta degli utilizzatori e la possibilità di conservare il proprio patrimonio comunicativo dovrebbero essere considerate all’interno dello stesso obiettivo, verificando le conseguenze concrete delle diverse soluzioni.

Una rete di servizi potrebbe, per esempio, domandarsi se sia sufficiente acquistare comunicatori individuali senza predisporre materiali e competenze comuni. Un’amministrazione potrebbe verificare se un progetto di segnaletica sia realmente utilizzabile dalle persone alle quali è destinato e se le condizioni di autorizzazione ne consentano la diffusione. Un produttore potrebbe valutare quanto sia facile trasferire un vocabolario personalizzato su un altro dispositivo. Un progettista digitale potrebbe chiedersi se la conformità tecnica del sito si traduca effettivamente nella possibilità di comprenderlo e utilizzarlo.

L’elemento comune non è l’adozione obbligatoria di uno stesso simbolo o di una stessa tecnologia.

È la responsabilità di costruire le condizioni necessarie affinché una modalità comunicativa possa incontrare ambienti e interlocutori capaci di accoglierla.

Se riconosciamo l’autodeterminazione come possibilità di formare, esprimere e rivedere una volontà propria, dobbiamo occuparci anche delle condizioni attraverso cui quella volontà può essere conosciuta, compresa e rispettata.

La domanda iniziale torna quindi con un significato più preciso: che cosa significa riconoscere il diritto di autodeterminarsi a una persona, se ogni nuova relazione, ogni servizio e ogni occasione di partecipazione richiedono che sia lei, o la sua famiglia, a ricostruire da capo le condizioni necessarie per comunicare?

Passare dall’accessibilità individuale all’accessibilità reciproca significa includere questa responsabilità nella progettazione della società.

Il diritto di esprimere una volontà non diventa effettivo attraverso il solo riconoscimento formale: richiede anche che esistano le condizioni per ascoltarla, comprenderla e lasciare a chi l’ha espressa la possibilità di confermarla, correggerla o cambiarla.

 


LA MAPPA DELLE IDEE:

Questo articolo mette in dialogo ricerca scientifica, progettazione dell’accessibilità e riflessione etica. L’espressione accessibilità reciproca costituisce la cornice interpretativa proposta dall’articolo; le discipline e i documenti richiamati ne sostengono le premesse, senza essere presentati come una teoria unitaria già validata.

Autodeterminazione e Supported Decision-Making — per comprendere la formazione, l’espressione e il rispetto della volontà, insieme alle condizioni di sostegno necessarie per esercitare le proprie scelte.

Comunicazione Aumentativa e Alternativa — per distinguere modalità comunicative, repertori simbolici, dispositivi e strategie personalizzate.

Communication Partner Training — per riconoscere il ruolo delle competenze degli interlocutori nella possibilità effettiva di comunicare.

Disability Studies e modello biopsicosociale — per analizzare l’interazione tra caratteristiche individuali, barriere ambientali e opportunità di partecipazione.

Etica e diritti delle persone con disabilità — per collegare il riconoscimento dei diritti alle condizioni materiali del loro esercizio.

Proprietà intellettuale e accessibilità — per esaminare il rapporto tra sostenibilità economica dei repertori e diffusione delle risorse comunicative.

Interoperabilità e accessibilità digitale — per valutare la continuità dei sistemi personali attraverso dispositivi, applicazioni e ambienti differenti.

Etica dell’intelligenza artificiale — per distinguere l’assistenza tecnologica dalla sostituzione della volontà e tutelare l’autorialità del messaggio.


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Persone che utilizzano la CAA e loro familiari; logopedisti, psicologi ed educatori; professionisti dei servizi sociosanitari; avvocati e professionisti dei diritti delle persone con disabilità; amministratori pubblici; imprenditori e responsabili di servizi aperti al pubblico; progettisti dell’accessibilità, designer e sviluppatori; editori; docenti e ricercatori; professionisti dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie assistive.

Riferimenti scientifici essenziali

  • Light, J., Fager, S. K., Gormley, J., Watson Hyatt, G. e Jakobs, E. (2025). Dismantling Societal Barriers That Limit People Who Need or Use AAC: Lived Experiences, Key Research Findings, and Future Directions. Augmentative and Alternative Communication, 41(3), 230–244.
  • Kent-Walsh, J., Murza, K. A., Malani, M. D. e Binger, C. (2015). Effects of Communication Partner Instruction on the Communication of Individuals Using AAC: A Meta-Analysis. Augmentative and Alternative Communication, 31(4), 271–284.
  • Griffiths, T., Broomfield, K., Hrastelj, L., Judge, S. e Toogood, J. (2025). AI, Communication Aids and the Challenge of Authentic Authorship – Whose Line Is It Anyway? Journal of Enabling Technologies, 19(2), 102–112.
  • American Speech-Language-Hearing Association (ASHA). Augmentative and Alternative Communication, Practice Portal. Riferimento professionale per valutazione dei bisogni comunicativi, strategie d’intervento e formazione degli interlocutori.
 

FONTI NORMATIVE E DOCUMENTAZIONE TECNICA

  • Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, in particolare articoli 12, 21 e 30.
  • Legge 22 aprile 1941, n. 633, articolo 71-bis, sulle specifiche eccezioni al diritto d’autore connesse alla disabilità.
  • Auxilia, Permessi e Copyright: condizioni per l’utilizzo dei simboli Widgit in materiali, editoria e segnaletica.
  • ARASAAC, condizioni d’uso e licenza Creative Commons BY-NC-SA.
  • OpenAAC, documentazione sullo standard aperto Open Board Format.
  • World Wide Web Consortium, Web Content Accessibility Guidelines 2.2 e WAI-Adapt: Symbols Module.
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